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S. Pietro e Bartolomeo – Velletri

Progetto di consolidamento statico della chiesa.

La fabbrica sotto il profilo statico non si trovava in buone condizioni per una serie di fenomeni che presumibilmente affliggevano la struttura da molto tempo. Nel corso dei sopralluoghi effettuati si è potuta accertare le necessità di interventi di consolidamento a carico di vari elementi costruttivi della fabbrica. Al di la dell’intervento sulla copertura, la fabbrica era interessata da un fenomeno complessivo che avrebbe potuto innescare delle conseguenze per la struttura portante. In particolare, si è ritenuto necessario procedere alla sostituzione delle capriate lignee della copertura poiché in più punti il legname si presentava in condizioni tali da non poter più garantire i necessari coefficienti di sicurezza.

In primo luogo era risultato evidente che la struttura in cemento armato prospiciente la chiesa avesse subito nel corso degli anni un sensibile spostamento e rotazione verso valle. La parte verso valle del cortile interno sfruttava dei muri di contenimento in pietrame che presentavano gravi fenomeni dissesto. Il movimento del terreno di sedime della fabbrica era testimoniato da diversi fattori. Sono state infatti rinvenute delle catene che collegavano la muratura perimetrale della chiesa ai pilastri della navata centrale. Tali catene, di efficacia alquanto dubbia, nelle intenzioni di chi le aveva poste in opera dovevano impedire la rotazione della facciata verso valle. Tali catene presentavano una fattura molto datata e si è ritenuto che appartenessero ad una serie di interventi organici operati nel sedicesimo secolo finalizzati alla riorganizzazione planimetrica della fabbrica ed alla eliminazione di manifestazioni di dissesto che evidentemente si erano presentate. Successivamente, probabilmente a causa dell’inefficacia dei provvedimenti adottati a suo tempo, si è provveduto a realizzare un ulteriore intervento di consolidamento costituito da due contrafforti in pietrame addossati alla suddetta parete. La datazione ad epoca successiva dei contrafforti discendeva dalla constatazione che le catene ed i relativi capochiave si trovavano in buona parte coperti dai contrafforti che non risultavano a loro volta ammorsati con le murature esistenti ma apparivano semplicemente addossati a queste.

In epoca ancora successiva, presumibilmente nei primi anni del 900 sono state poste in opera ulteriori catene che collegano sempre la suddetta facciata con altri pilastri della navata principale. Alla situazione, per così dire globale, che riguardava il terreno di sedime doveva aggiungersi lo stato specifico di degrado nel quale versava la parete di cui trattasi. In alcuni punti infatti, in corrispondenza di una preesistente apertura, si sono innescati dei crolli che testimoniavano il pessimo stato delle malte della muratura. Tale fenomeno era ulteriormente aggravato dalla presenza, all’interno della muratura di una grande, quantità di radici di rampicanti che avevano con il tempo minato la consistenza della malta. I fenomeni descritti si riflettevano sulla stabilità complessiva della fabbrica. Nel corso dei sopralluoghi effettuati era infatti emerso che la volta a botte della navata centrale che per costituzione e carichi agenti non avrebbe dovuto manifestare dissesti statici era soggetta a notevoli fenomeni di vibrazione che trovano giustificazione anche nella mancanza di un adeguato contrasto alla spinta orizzontale. Al fine di determinare la spinta complessivamente agente si è provveduto ad effettuare una verifica rigorosa delle tensioni agenti sulla struttura. L’intradosso della volta non presentava gravi lesioni anche se occorreva tener presente che alcuni anni prima l’intera volta ad esclusione solamente dell’abside era stata sottoposta ad un radicale intervento di stuccatura e tinteggiatura che aveva eliminato sia i segni dei dissesti avvenuti che le decorazioni preesistenti. Le lesioni in chiave si sono comunque riformate testimoniando che si verificata una ulteriore depressione della stessa causata da un inefficace contrasto della spinta orizzontale. I dissesti statici che hanno interessato la volta possono essere tuttavia desunti da quello dell’abside nel quale era riscontrabile una serie di gravi lesioni.

Vengono di seguito descritti gli interventi di consolidamento previsti:

Interventi sulle volte – E’ stato messo in evidenza come la volta della navata principale a causa degli assestamenti verificatisi a seguito della rotazione della muratura perimetrale presentasse delle forti vibrazioni a seguito di carichi molto ridotti quali ad esempio quelli indotti dal passo di una persona. Per tale ragione si è provveduto a progettare un intervento di consolidamento basato sulla realizzazione di una cappa in c.a. ancorata alla struttura in muratura mediante perforazioni armate. Nel procedere alla realizzazione dell’intervento è stata in primo luogo realizzata la parte di struttura in chiave alla volta ed alle lunette e successivamente, a maturazione avvenuta, è stata completata con la porzione di struttura gravante sulle reni della volta. Si è ritenuto procedere in tal senso poiché non sembrava prudente caricare in un’unica soluzione la volta con il peso del conglomerato che, benché ridotto, avrebbe potuto innescare ulteriori fenomeni fessurativi o aggravare quelli esistenti. La nuova struttura è stata ancorata a quella esistente mediante perforazioni armate iniettate con malta di cemento di tipo speciale.

Interventi sulle murature perimetrali e di facciata – Per quanto concerne le murature perimetrali della navata principale sulle quali sono state impostate le nuove capriate, si è ritenuto di evitare la realizzazione di un cordolo di tipo tradizionale in c.a. ma si è realizzato un irrigidimento e consolidamento dell’intero paramento con una serie di perforazioni armate disposte con andamento e geometria tali da avvicinare la muratura in esame ad una muratura “ad armatura diffusa”.

Nuova copertura – Non si è ritenuto possibile riutilizzare le capriate lignee esistenti ma si è preferito progettare nuove capriate in legno lamellare. Le capriate in esame infatti non essendo state in vista e nel caso in esame è stato preferibile pur rispettando i materiali originariamente impiegati utilizzare un “legname” le cui caratteristiche statiche erano note e su quale era possibile fare completo affidamento.

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